Acqua azzurra, acqua chiara

Laudato si’, mi Signore, per sor’Acqua…

…humile et pretiosa et casta.

(San Francesco d’Assisi)

“Come un cielo senza nuvole”

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Uscì fuori a mezzo busto proprio mentre Mariuccio stava avvicinandosi di nuovo all’imboccatura del cunicolo, appena trivellato.

– Cosa sei riuscito a prendere?

– Un bel niente, è tutto sotto chiave. Prendo il piede di porco e ci torno.

Il budello era stretto, caldo e soffocante. Prese la trivella elettrica e la calò nel pertugio. Pearl, la torcia frontale sul berretto sudicio, si fece da parte e lasciò passare Mariuccio che, nonostante fosse esile come un cerino, fece fatica a scavalcare l’amico.

Pearl sudava a grandi gocce. Non era una vera e propria claustrofobia ma il cunicolo era angusto. Decise di riscendere anche lui. Camminò carponi, a marcia indietro, fino al muretto divelto, nella fogna.

L’odore era insopportabile e la mascherina era inutile. La tolse. Mariuccio stava rovistando nel sacco degli attrezzi. Ne estrasse il piede di porco e un grosso cacciavite.

– Vado – disse – se non te la senti aspettami qui. Ci metterò un attimo. In ogni caso, se hai bisogno, chiamami.

Pearl era grassoccio, ma sotto al grasso era nerboruto. Una spallata e tirava giù una porta. Il muretto scassato era opera sua, due colpi di mazza ed era partito in frantumi.

– Non serve Pe’, è solo una cella frigo. Spacco la serratura, apro, prendo la merce e arrivo.

– Già. Fai presto che questa puzza mi sta ammazzando.

Mariuccio prese il grosso zaino e s’infilò nel condotto buio e opprimente.

 

*   *   *

 

– Allora, cosa avete trovato? – chiese Olimpia, afferrando il sacco– Puzzi come un maiale, vorrei sapere con cosa ti laverai.

– Non c’è più disinfettante?

Olimpia non rispose, inforcò gli occhiali e poggiò il sacco sul tavolino.

– Da quant’è che non beve Samuele? – continuò Mariuccio .

– Da questa mattina: ho sciolto il latte in polvere nell’ultimo quartino d’acqua rosa.

– Pare che abbiano localizzato un ghiacciaio nel sottosuolo, a duecento metri dalla superficie di un esopianeta. Il problema adesso è l’estrazione.

– Sì, certo. Questa è come la storia della spedizione comunale nell’atmosfera di Nettuno. Un viaggio di quattrocento anni luce. Dodici mesi di attesa per qualche migliaio di litri di acqua satura di metano e, come se non bastasse, una volta rigenerata, se la sono fregata quasi tutta sindaco e compagnia bella.

– E adesso progettano di andare su Xoom, pare che il ghiaccio sia costituito anche d’acqua, ma allo stato supercritico, cioè in condizioni di pressione e temperatura estremi.

– Non berremo più acqua, te lo dico io. A meno che non venga giù un bel temporale.

– Tu sogni. Oramai non piove più. È caduta un po’ d’acqua solo in Val Grisenche, è la terza volta quest’anno. È da lì che arrivano questi grossi flaconi, hai visto?

Il bambino cominciò a frignare. Olimpia sfilò un primo contenitore d’acqua millesimata dal sacco. Lesse: “Acqua piovana del Gran Paradiso 2090”.

– È  ancora fresca – si compiacque, quindi riempì il biberon e si avvicinò alla culla. Samuele capì e smise di piangere.

– Quanto costa un bidoncino così?

– Bah! Un mese di stipendio o poco più – rispose Mariuccio.

– Bel colpo! Bisognerà procurarsene degli altri. Il bambino è allergico al colorante che aggiungono a quella loro acquaccia.

– Pare che cambieranno tonalità. Sicuramente per rendere più accettabile l’idea di ingerire quella pisciazza! Fra non molto passeremo al blu.

– Si, lo so. Aggiungeranno spirulina e aromi di anice. Verrà fuori un bell’azzurro.

Il bambino finì di bere. Mariuccio si avvicinò alla culla, tolse il biberon vuoto dalle manine di Samuele, quindi chiese:

– Quant’è che da noi non piove?

– Due anni. Le rare nuvole sono andate a farsi fottere al nord. Hanno emigrato anche loro. Dovremmo seguirle, andare anche noi, a Châtillon, Brusson, che so io.

– Si certo, e con quale documento? Passano solo i testoni.

– Scherzavo!

– Piuttosto, ascolta! – esclamò Olimpia, mentre si versava un misurino d’acqua – L’ho visto alla tele, un paio d’ore fa. Hanno risolto il problema delle nuvole artificiali, con un nuovo catalizzatore. Una sostanza innocua per la salute che, esposta all’atmosfera, produce solo vapore acqueo e anidride carbonica.

– Ha, ha! Oh mio Dio! Pioverà acqua gassata.

Olimpia pensò che era molto bello quando rideva e gli venivano le fossette. Gli passò un misurino d’acqua e continuò:

– Sembra tutto pronto, tanto che hanno invitato quelli del telegiornale e hanno sparato due razzi in cielo con quella roba. Con la scia hanno scritto Romani, presto l’acqua. Speriamo che non sia un’altra trovata per tenerci buoni.

Bussarono alla porta.

–  Ecco Pearl! Resterà qui con te, io esco, vado in fabbrica, ma prima passo all’Unità di Riciclo di zona.

Olimpia andò ad aprire. Mariuccio partì nell’orinatoio. Tirò giù la lampo e pisciò di getto nel bidone di raccolta delle urine. Era pieno. Chiuse, sigillò con il piombo e il cartellino menzionante il nome della famiglia e l’indirizzo, quindi raggiunse gli altri.

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Fuori era caldo. Mariuccio si fermò un istante davanti alla finestra, col recipiente colmo. Si sentiva sporco e stanco, e lo era.

– Vado – disse –  Se mi sbrigo, magari per sabato avremo di nuovo un po’ d’acqua rosa. O azzurrina: come un cielo, senza nuvole!

Mariuccio non trovò nulla da rispondere, uscì e subito alzò gli occhi al cielo. Gli parve giallo, tristemente giallo.


photo credits

Immagine in evidenza: https://www.flickr.com/photos/10451396@N00/415550290/

Acqua gialla: https://www.flickr.com/photos/victius/4857117703/

immagine cocktail: https://www.flickr.com/photos/darkelflx/7416596230/

 

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