Allagato ma non troppo!

Ispirato da tutti questi giorni piovosi di maggio

Non c’è niente di più bello del farsi stringere sotto le coperte mentre fuori piove.

Ricopiò la frase, in rosso, con un grosso pennarello. Cambiò colore, prese il blu e aggiunse:

Certe giornate di pioggia sono favorevoli al concepimento e all’incubazione dei guai e delle future rotture di coglioni!

«Qual è la frase buona?» ­ si interrogò ­ «E soprattutto, cosa succederà adesso?»

Chiuse il diario e lo ripose nel cassettino della scrivania, sotto alla finestra. Sono un ottimo ricercatore di rogne – pensò – un vero asso nella materia.

L’aveva fatto. Aveva telefonato a Brigida ed ora se ne stava pentendo.

«Hallo?»

«Sono io. Sei sveglia?»

«Beh, adesso più che mai. Non ci posso credere, sei tu? …Oh Dio mio! Questo si che sveglia più di un caffè».

Eppure lo sapeva, ne era certo, che se avesse fatto quel passo non avrebbe

potuto più tornare indietro. Ma continuò.

«Lo so, avrei dovuto chiamarti prima ma non ho osato…» lungo silenzio, grugnito, presentimento di esplosione incombente…

«Ci sei?»

Ancora qualche secondo di assenza.

«Si, ci sono. Stavo solo meditando… Sei certo che volessi comporre il mio numero?»

Aveva già cambiato voce. Ora era un tantino più nervosa, proprio quel tono acido che lui tanto odiava. Se non fosse per questa maledetta pioggia che mi blocca in casa, probabilmente – rimuginò lui – avrei tenuto duro, non l’avrei chiamata.

­ Aspetta un attimo – disse lei – che mi verso un caffè. Il cielo scuro, carico di tristezza e noia, aumentò di colpo la cadenza della pioggia.

Lui chiuse gli occhi e ascoltò lo scrosciare incessante sulle tegole.

Non amava i temporali né tantomeno i lampi, i tuoni, l’odore della terra bagnata, i vetri appannati… Ed ora era troppo, l’inverno aveva oltrepassato i limiti, penetrando nel mese di maggio come un barbaro invasore. Dieci giorni di pioggia ininterrotta. I romani non vivevano più, lumacavano fra un pasto e l’altro sperando in una schiarita. E lui? Tappato in casa, abbracciato al violoncello da mane a sera davanti allo stesso spartito e lo scooterino che non poteva nemmeno più circolare. Meno male che, qualche giorno prima, una schiarita gli aveva permesso di riempire un carrello alla Coop.

Brigida riprese il telefono. La sua voce ora era suadente, si poteva immaginare il suo splendido sorriso.

«Questa volta pensavo di non rivederti più – disse – ci avevo messo una croce».

«Allora…vuoi dire che, insomma… ti andrebbe di vedermi?»

«Non mi dispiacerebbe…»

«Non sei arrabbiata con me?»

«Bah… anch’io sai, avrei potuto chiamarti. E tu, avresti dovuto farlo prima»

«Oh si, è vero. Me ne voglio più di quanto tu possa supporre. Ma credimi, ti ho pensato talmente tanto…Vieni, dai. Tu col fuoristrada passi senza problemi, io col motorino…»

«Mmmhhh…»

­«È domenica. Ci facciamo le ciambelline al Vin Santo – aggiunse lui, pensando a quanto era pazza per i dolci – ­ E anche le crepes – infierì – con la crema di castagne e la panna fresca. Ho tutto in casa.».

4339274313_a4d41c2e2a_z

Dopo un ennesimo silenzio lei sussurrò: D’accordo Isidoro, fra un’oretta o due sono da te ma… dolcetti a parte… scalda il letto!

Riattaccarono. Lui ebbe una grossa erezione. Si diresse nella stanzetta che gli serviva da studio. Sul leggio da tavolo, accanto al violoncello e in una bella cornice, osservò con bramosia la foto di Brigida in uno string glamour quasi inesistente. Uno scatto «osè» carpito a sua insaputa col cellulare, da uno spiraglio della porta del bagno. L’aveva messa lì a bella posta, cosicché, mentre ripeteva le arie del Barbiere di Siviglia, fra la Calunnia è un venticello e Largo al Factotum, avesse potuto posare lo sguardo sulle abbondanti natiche, tenere e sode, della bella cantatrice siciliana… e fantasticare.

L’ingrossamento aumentò, il cuore prese a battergli forte. Ecco, lo sapevo – pensò ­ Non avrei dovuto. La strega, già ricomincia a mangiucchiarmi l’anima.

Prese la foto, tornò alla scrivania, aprì il cassetto e ce la infilò, sotto al diario. Guardò fuori. La pioggia, sempre più torrenziale, aveva ricoperto la strada e cominciava ad allagare il giardino.

Era ora di sprofondare in un bagno caldo.

* * *

Brigida entrò nella stanza da letto. L’uomo si mosse brontolando.

-Che ore sono?… Sei già in piedi?

Brigida avvolse le sue forme opulente nell’accappatoio di spugna, mentì:

-Mi ha chiamato Paviousky. Abbiamo una prova al Flaiano, avevo dimenticato di dirtelo. Tutto quello champagne… Non avrei dovuto bere così tanto Marc, sono tutta stordita.

-Vuoi dire che stai andando?

-Si, e devo darmi una mossa. La ripetizione è tra un’ora.

-Con un tempo simile, avrebbe potuto annullarla. Senti come scende giù. Mi ricorda la mia Bretagna.

Lei non rispose, andò in bagno e s’infilò sotto la doccia. Doveva sbrigarsi, dare l’impressione di essere in ritardo, Marc non doveva sospettare nulla.

Gli effluvi del kyfi e del latte di palma imbalsamarono l’aria. Beatrice chiuse gli occhi cospargendosi il corpo con un’enorme dose di bagnoschiuma.

Isidoro ne va matto – ruminò e svuotò completamente il flacone di Aegyptus sulle parti intime, intonando con la sua voce ricca e piena di volume un’aria di Rosina. Io sono docile, son rispettosa, sono ubbidiente, dolce, amorosa, mi lascio reggere, mi fo guidar… Avvolse la testa in una salvietta di cotone e frizionò i capelli… Ma se mi toccano qua nel mio debole, sarò una vipera…Sarò.

Si dette una sventolata di aria calda col fono. Niente trucco – si disse, ammirandosi davanti alla specchiera ­ Ottanta chili di grazia, senza una smagliatura! Andò all’armadio. Scelse e infilò un abito lungo fasciante, di un color zaffiro vivace. Due giri di perle intorno al collo cantando un’ultima strofa… Una voce poco fa, qua nel cor mi risonò…

Marc la interruppe gridando dalla stanza:

-Di, non vuoi che ti accompagni?

­ No, mon chéri, ti stancheresti. Sono solo prove, noiosissime prove e Paviousky, lo sai, non ama estranei.

– Come vuoi – rispose Marc e cacciò la testa sotto al cuscino.

­ Mangiucchio qualcosa e scappo, chéri. Sacco vuoto non regge in piedi…

Passò in cucina, finì un resto di plumcake alla nutella, bevve un caffè e si affrettò a infilare un coprispalle in raso per poi filare prima che Marc si alzasse e sfoggiasse quell’orribile espressione, la peggiore, fra il corrucciato e il perplesso, con quella boccuccia stretta a papera.

Mentre lei richiudeva la porta, l’uomo borbottò qualcosa, un brontolio incomprensibile attufato dal cuscino. Lei non rispose e si precipitò per le scale.

* * *

Aveva calzato le galoche e infilato un cappello impermeabile da pescatore con la tesa piegata all’ingiù, allacciato sotto al collo. Prese anche l’ombrello e uscì. Porco cane! Mi ci voleva la panna andata a male, proprio adesso. Se non è iella questa!

Sui marciapiedi, l’acqua ricopriva il lastricato. Presto avrebbe debordato la soglia del bar all’angolo e quella del panettiere. I proprietari erano sull’uscio con la saracinesca a mezz’asta e si apprestavano a chiudere i battenti.

Bisogna che mi sbrighi o addio crepes. È primordiale ch’io trovi un alimentari aperto – rimuginò affrettando il passo.

La pioggia aumentò d’intensità e nel giro di pochi istanti dovette cedere e trovarsi un riparo. Si intrufolò fra alcune anziane signore, sotto il telone della farmacia di turno. Le fogne avevano esondato e le povere donne avevano l’acqua alle caviglie. Le prime raffiche di vento, violente e improvvise gli rivoltarono l’ombrello. Le stecche si ruppero. Provò a rimetterlo a posto ma invano, il vento lo rigirò fracassandolo. Incazzato, lo abbandonò in un cestino dei rifiuti. Qualcuno, da un’auto in sosta gridò:

– Signor Isidoro, salite, vi do un passaggio fino a casa.

Era il vicino. Lui fece cenno di no con la mano e si gettò a testa bassa nella pioggia. In lontananza, vide la macelleria di Alì. Era aperta e vendeva un sacco di prodotti alimentari, anche freschi. Forse avrebbe trovato la panna.

* * *

Sembra Venezia! – ­ esclamò davanti all’imponente anfiteatro – ­ Pure il Colosseo ha i piedi a mollo. – Si camminava al massimo sui 30 all’ora. Qui e là, auto abbandonate e immerse fino a metà portiera, s’ammollavano e guastavano in un bagno d’acqua sporca. Brigida diresse il Suv su via Claudia, via della Navicella e poi via Gallia fino a piazza Tuscolo, quindi biforcò in direzione dell’Appia Nuova, da lì non avrebbe più cambiato fino a Frattocchie, la frazione di Marino dove abitava Isidoro.

6839305869_13c88484ff_z

Altro che un’ora – rifletté – se tutto va bene ce ne vorranno due.

Prese il Samsung e cliccò sull’icona del violoncellista. Guardò divertita l’immaginetta che gli aveva attribuito, una foto di lui in parannanza, mentre spolverava col zucchero a velo le frittelle alla ricotta. Lasciò squillare a lungo: nessuno!

­ Dev’essere a mollo nella sua mega vasca da bagno, il paravento! ­ – borbottò ­ – Ed io, in giro con questo tempaccio…Con la scusa della moto, ‘stu minchione…

* * *

Non trovò nessuna bomboletta spray nella vetrina frigo, però trovò la panna fresca della centrale. Non male! ­- si disse, e ne prese cinque confezioni, una bella scorta. Per il resto, a casa aveva tutto, le uova, la vanillina…

– Due botte di frullino e la monto io – disse al negoziante. Pagò e uscì dalla macelleria. Una nuova e eccessiva folata di vento lo trascinò per alcuni metri. Sembrava stesse per volare via. Lasciò cadere le confezioni in terra per aggrapparsi alla macchinetta del parcheggio.

Che bufera! -­ mugugnò fra i denti mentre i goccioloni gli martellavano la schiena – Chissà se Brigida ce la farà.

Raccolse il prezioso carico e si trascinò penosamente fino all’antro di un portone. Un lampo squarciò l’etere e scintillò fino al suolo. Sembrava che avesse toccato terra in fondo alla strada, nei pressi della parrocchia di San Giuseppe. Ne vennero giù altri, a tagliuzzare come pagliuzze di fuoco il cielo annerito dai nuvoloni.

La deflagrazione assordò e fece tremare la piccola borgata. Isidoro strinse la panna contro il petto e chiuse gli occhi. I tuoni lo avevano sempre intimorito, andavano oltre il suo controllo, ma era inutile restare là a piangersi addosso. Scattò all’improvviso, lanciandosi a capofitto in quel putiferio d’acqua e vento…

Ruumble, rumble, rumble – lo minacciò di nuovo il cielo.

* * *

Non appena imboccata l’Appia, il temporale si trasformò in un vero e proprio nubifragio. Si faceva fatica a vedere, appena di che distinguere i fanalini di coda delle auto. Brigida, preoccupata e con i nervi a fior di pelle, non sapeva se accostarsi e aspettare che si calmassse o avanzare cautamente, con l’anima oramai in subbuglio.

Pensò a Marc, ben al calduccio nel suo piccolo e accogliente nido sul lungotevere. Marc… Un bravo tenore conosciuto l’estate precedente al concerto di villa Torlonia. Un tipo solido, con il quale avrebbe potuto costruire qualcosa di duraturo, ma così prevedibile e a volte noioso e poi… in cucina un vero disastro, mentre Isidoro, lui…

Qualcuno strombazzò ripetutamente. Sbirciò nel retro, l’autocarro la tallonava da vicino. Brigida ripiegò a destra per lasciarlo passare. Una raffica di vento fece sculettare l’automezzo durante la manovra di sorpasso obbligandola a mordere il ciglio della strada. Il cuore le saltò in gola. Raddrizzò e inserì le quattro frecce.

-Scimunitu! ­ gridò, mentre le prime lacrime le inumidivano il viso.

Più lontano una serie di lampi si stagliarono contro il cielo di piombo.

Bedda matri! – mormorò asciugandosi le guance – Non ci riuscirò mai.

Finalmente, vide il pannello stradale. A un centinaio di metri il bivio di Frattocchie, grazie a Dio l’incubo stava finendo. Poi venne il tuono, rintronò nell’abitacolo facendola sussultare. Toccò istintivamente il freno e il telefonino cadde dal posaoggetti insieme agli occhiali e le golia. Riuscì ad afferrare il tubicino delle caramelle, ne prese una e la mise sotto la lingua, poi cominciò a cantare, per esorcizzare il panico imminente.

…Dunqu’io son la fortunata!…

Già me l’ero immaginata…

* * *

La radio annunciò che il livello d’acqua all’idrometro di Ripetta aveva raggiunto i 12 metri contro i sei abituali. Il Tevere ingrossava a vista d’occhio e si preparava all’onda piena.

Marc osservò le fredde tonalità grigie e brune del fiume. Il suo pensiero andò a Brigida, era crucciato. La tirannia del maestro stava superando i limiti, con un tempo simile avrebbe dovuto evitare quelle cavolo di prove domenicali.

Al diavolo lui e le nozze di Figaro. Adesso l’avrebbe chiamata sul cellulare, che si infuriasse pure il Paviousky ­ – Je m’en bats les couilles! – ­ esclamò. (me ne sbatto le palle)!

* * *

Era quasi arrivato all’oratorio, dopo aver percorso faticosamente un centinaio di metri, controvento. Ora non erano più folate intermittenti ma un potente flusso continuo che, soffiando oltre i cento, lo obbligava a una danza scomposta, una macumba incontrollata con spostamenti improvvisi da parte e d’altra, come in una galleria del vento, mentre i goccioloni freddi e densi gli sferzavano il volto impedendogli di tenere gli occhi aperti.

Era l’unico «passante», grondante e malridotto. Un povero Cristo zigzagante, avvinto a cinque tetrapack di panna. Sono nelle tue mani ­ disse, storcendo il collo per guardare in alto.

Il cielo rispose con tuono rauco e poco rassicurante, ma questa volta Isidoro interpretò quel grugnito come un sostegno da parte dell’Onnipotente, e continuò.

Attraversò, per imboccare il rettilineo finale, il vialetto coi cipressi. Vide l’enorme crepa e con un salto la evitò.

15878077223_18d8886149_z

* * *

Era spossata e aveva gli occhi arrossati, affaticati dallo sforzo. I pennacchi degli alti cipressi, piegati all’estremo dall’impeto del vento, annunciarono l’ingresso nel viale, l’ultimo tratto di strada prima del villino d’Isidoro. Beatrice ebbe l’impulso di accelerare per porre rapidamente fine a quel disgraziato viaggio. Spinse il piede sul gas e raggiunse i sessanta. Un ennesimo tuono, prolungato come un brontolio, precedette la suoneria del Samsung, una registrazione baritonale di Marc che intonava la marsigliese!

-Porca l’oca, proprio ora!

Cercò di stendere il braccio e allungare la mano per raccogliere il cellulare dal fondo dell’auto, sul tappetino, ma inutilmente. Allora si chinò e riuscì ad afferrarlo con la punta delle dita.

Rialzandosi vide l’enorme spaccatura nell’asfalto, un crepaccio profondo di terra franata e acqua che le barrava la strada. Sterzò d’istinto. Il fuoristrada entrò con la ruota posteriore nell’enorme buca, sobbalzò e ne uscì fuori di sbieco. Il mezzo, già inclinato, si adagiò e scivolò surfando sulla carreggiata sommersa, fino al marciapiede.

Quando udì il tonfo era troppo tardi. Aveva sbattuto contro qualcosa… o qualcuno!

Isidoro, schiacciato contro il muro, con il busto e il volto ricoperti di panna schiuse leggermente gli occhi. Addio crepes – pensò – mentre il Samsung riprendeva a cantare con voce grave le prime strofe della marsigliese …  Allons enfants de la patrieee

La vita ha spesso una trama pessima. Preferisco di gran

lunga i miei romanzi. Agatha Christie


fotocredits

immagine in evidenza https://www.flickr.com/photos/gordon-s/

foto crepe https://www.flickr.com/photos/kgregory/

foto Colosseo https://www.flickr.com/photos/19774613@N04/

foto cipressi: https://www.flickr.com/photos/29233640@N07/

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...