Spaghetti al burro e Champagne – Il mio oracolo parigino

Yuri è il mio oracolo parigino!

Parigi, settembre (dal mio diario anni 80).

Questa mattina mi sono alzato di buon’ora, con un fascio di luce negli occhi.

Un getto d’acqua fresca sotto la doccia e una buona dose di caffè mezzo dolce mezzo amaro, prima di darmi un’occhiata allo specchio, ravviarmi i capelli all’indietro e vestirmi con la roba pulita.

Gli occhi dorati del gatto mi hanno scrutato una decina di minuti, dall’altro lato della finestra. Da un po’ di giorni gratta ai vetri e vuole andar fuori, sui tetti. Parte la sera e riviene al mattino, stanco e affamato.

E adesso cosa vuoi? Gli chiedo. Lui, commediante incallito, mi guarda con gli occhi sdolcinati e aspetta ch’io apra. Allora, testa alta e fare altezzoso, si dirige al lavandino e sorbetta il latte che il sottoscritto gli ha appena versato nella ciotola.

Si è fatto subito mezzogiorno e ho spento la macchina da scrivere ma il foglio si è riempito di poche cose. Mi affaccio. Yuri sogna, sdraiato a pancia all’aria su uno spiovente grigio, intiepidito da quest’ultimo sole di stagione.

L’estate è passata in un baleno. L’ho appena assaporata. Qualche giorno al sud, in un alloggio rurale fra gli olivi e i vigneti, frastornati da mane a sera da una moltitudine di grilli e cicale, uno sviolinamento perpetuo che solo la notte metteva a tacere. A noi piaceva ma non al gatto che è mezzo impazzito in quell’incessante strepitio. Si è letteralmente scatenato cacciando tutto il santo giorno: passeri, cavallette, lucertole e soprattutto farfalle, non l’ho mai visto così eccitato. Adesso la casa gli va stretta e non fa altro che uscire. Chissà cosa ne fa delle sue notti! Prende bagni di luna o forse parla alle stelle di quei giorni carichi di sole e di inseguimenti. Yuri è nostalgico e anch’io! Il sole mi manca, Marie-Flore di più!

Ed ora è il tramonto. Lei non rientra a casa da ormai dieci giorni, né da notizie.

Paris Sunset

Mi alzo e faccio rientrare il micio. Chi è il più irrequieto dei due? mi domando, poi mi siedo, mi alzo, mi siedo… Devi farcela, mi esorto, devi applicarti, e torno alla scrivania. Sai? – dico al gatto – non eravamo mica così prima di conoscerla. Stiamo divorando il nostro tempo libero a uffa! Il faut qu’on travaille!

Mi ci rimetto. Rileggo i vecchi e i nuovi appunti, calcati forte a matita sui vari fogli. Metto un po’ d’ordine fra le lunghe pagine scritte di getto e le annotazioni gravate in rosso fra le righe. Torno a guardar fuori: il crepuscolo è sereno. Il sole, oramai sotto l’orizzonte, carezza e invioletta ancora qualche effimero istante questo cielo parigino… Prima che il buio ci accolga, per rivelarci le stelle.

Fumo, spengo, fumo… Stappo una bottiglia di Minervois, il cui colore mi ricorda gli inchiostri rossi delle scuole medie quando, già ragazzetto, mi ero innamorato delle penne stilografiche di Don Fiori, prof. di matematica della scuola salesiana di Don Bosco. Lui, metteva i buoni voti in quel rosso rubino, altri in verde smeraldo e, i più banali, in nero di china. Ma le annotazioni, quelle, erano in rosso scarlatto. 1929-sidebar-piston-penUn rosso vivo e brillante con cui faceva le correzioni e sottolineava gli errori. Come amavo quei colori e quanto gli invidiavo quelle penne! Le avrei volute tutte, erano verdi o nero perla, di marca Pelikan, con lo stantuffo. E quella Rappen? Con meccanismo a pompa e pennino d’oro, una chicca da collezione da cui non si separava mai e con la quale metteva le note sul registro di classe, questa volta in blu.

Oggi ne ho una dozzina di simili e le sto usando per redigere questo mio diario. È un caleidoscopio, ogni pagina un tono diverso. Ho trenta e passa boccette di inchiostro di tutti i colori. Scrivendo, ho l’impressione di dipingere. Se stacco i fogli e li incollo su una tela, penso…

Journal

La coppa col vino è alla mia sinistra e il telefono alla mia destra, su un pacco di fogli standard. Davanti a me, un libro di poesie di Lorca, aperto sulle rime che cantano della cicala… Felice te, che sopra il letto di terra muori ubriaca di luce… Lo avrò letto cento volte (ognuno i suoi vizi).

Il telefono è un triste oggetto in bachelite, nero, col disco rotante. È senza vita, non squilla e non ha squillato tutto il giorno. Marie-Flore passerà l’undicesima notte fuori, chissà dove. Alzo la cornetta e la poggio sul tavolo, pensando che così risulterà occupato, il che significa che sono qui, se vuoi venire vieni (quel idiot!).

Yuri sale sulla scrivania e pianta i suoi grandi occhi da matto nei miei.

– Che c’è? – gli chiedo – non hai mangiato abbastanza?

Lui non schioda e continua a fissarmi, imperterrito!

– Che vuoi dirmi, qualcosa va storto? D’accord! J’ai compris! gli dico, e rimetto il ricevitore a posto. Lui, evidentemente soddisfatto, con due balzi raggiunge il suo angolo preferito e si allunga fra i libri.

Mi sa che stanotte non esce, rifletto, fa piuttosto fresco. Mi alzo e chiudo la finestra.

Torno alla scrivania e bevo un po’ di vino. Mi sembra buono, lo sorseggio, sento che mi fa bene. Stasera vado dal turco e mi compro un paio di kebab di agnello avvolti nella focacce, con la salsina al pomodoro e lo yogurt, mi tirerà su il morale!

Guardo Yuri, sembra che dorma, sembra…

Ho appena posato il bicchiere, il telefono squilla, rompendo le mie elucubrazioni mangerecce.

– Hallo?

– Ciao amore, sono io.

Il cuore si affretta, è Lei.

– Sei ancora a casa? Strano, non è da te a quest’ora. Bon…T’est pas trop faché avec moi? (Arrabbiato io? Mai!…). Lo so che è colpa mia se la nostra storia ha alti e bassi, avanza a zigzag, ma ascolta… sono alla stazione e…

Marie-Flore sarà qui fra un’ora, giusto il tempo di scrivere queste due pagine. Yuri è di nuovo sulla scrivania e mi guarda compiaciuto, se potesse ridere riderebbe, anzi sghignazzerebbe (mi piace di più!).


Questa è la conclusione (per ora?) della mia saga parigina “Spaghetti al burro e Champagne” i cui precedenti capitoli potete leggere qui, qui e qui!


Photo credits:

“Paris Sunset”  di José Carlos Babo

Pelikan dal web

“Journal” di Kanghee Rhee

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...