Yuri e la luna

dimmilunaSbadigliò, svitò e riavvitò più volte il tappo della stilografica e si stiracchiò, esaminando con amarezza la pagina bianca, quindi il cielo notturno di marzo. L’inverno, taciturno e ostinato, gli offriva, a pochi giorni dall’equinozio, una notte chiara e senza sonno, ma rigida da morire.

Montò a 7 il termostato della stufetta piazzata sotto la scrivania, ai suoi piedi.

Svuotò la penna a stantuffo nella boccetta del nero di china e la ricaricò con un blu di Prussia macchiando la carta e le dita. Si strofinò con lo straccettino pulisci-lenti e cambiò il foglio.

Il gatto seguiva ogni suo piccolo movimento, con i suoi grandi occhi svegli e attenti.

Fuori la luna saliva, strisciando pigra attraverso i vetri, in diagonale e, come una lumaca bianca e fluorescente, s’inerpicava lentamente verso le stelle, lasciando dietro di sé una lunga scia di luce sui tetti e i comignoli dei vicini. Presto, sarebbe scomparsa dall’angolo alto della finestra.

Luna piena di marzo e notte fredda, meditò, i ranuncoli soffriranno della gelata!

Il sonno gli pizzicottò le palpebre. Si alzò facendo cadere la sedia di paglia. Il gatto non si mosse. Continuava a scrutarlo con le pupille sgranate, dall’alto della biblioteca, semi-nascosto nel suo angolino preferito, dietro la pila bassa dei polizieschi.

Aprì la finestra e il freddo s’introdusse prepotente nella stanza carezzandogli, pungente, le guance mal rasate e le orecchie scoperte. Calò il berretto di lana per coprirle.

– L’aria fredda ci sveglierà, annunciò al gatto.

Yuri non batté ciglio. Aumentò solo l’intensità del suo sguardo, stringendo le pupille giallo zafferano, quasi acconsentisse.

Fuori, i riverberi dei rari lampioni al neon, fiochi e innaturali, si fondevano nel bianco lunare.

Fissò le finestre buie degli altri.

– Devo riempirla ‘sta maledetta pagina, eh, Yuri?…

Yuri girò la testa verso il tavolo da cucina, adocchiando il Nokia.

L’orologio, ossessivamente scrupoloso e pedante, scandiva i secondi con un ticchettio secco e leggero, appena percettibile. Erano quasi le tre. Alcuni secondi dopo, il telefonino squillò, scuotendo l’aria immobile e taciturna della notte.

– Non rispondiamo, che ne pensi? Non ci siamo per nessuno.

Andò al frigo. Prese il vermentino e si versò un gran bicchiere di vino. Chiuse la finestra, si calò nell’unica poltrona e bevve in silenzio, a piccoli sorsi, gli occhi puntati sulla luna oramai quasi fuori dal riquadro dei vetri.

La luna…pensò, cazzo ma è una luna blu!

Blue moon Yuri, ti rendi conto? Questa è la seconda luna piena del mese, e già… Ogni tre anni abbiamo tredici lune piene…

Si sedette di nuovo al posto di combattimento, davanti al foglio bianco, finì d’un fiato il resto del vino, si stropicciò le mani fredde e sporche di inchiostro e cominciò così, scrivendo e ripetendo ad alta voce:

Un giorno mio padre mi disse che i pescatori preferivano le notti di luna piena, poiché la luna attira i pesci in superficie.

– Anch’io sono un pesce, gli avevo risposto, perché la luna mi attira pa’: mi piace così tanto quando mi guarda e sorride!

Avevo solo cinque anni, Amstrong e Aldrin non avevano ancora messo piede sul nostro enigmatico satellite…”

Yuri con un balzo salì sulla pila dei gialli. Ora era più in alto, sul tetto del mondo…le orecchie appizzate, in ascolto…


Un po’ di musica!

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7 thoughts on “Yuri e la luna

  1. valeriaromeo 1 settembre 2015 / 13:31

    Racconto enigmatico, ma finisce qui o c’è un continuo? Anche io scrivo e mi piacerebbe leggere il seguito, se possibile.

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    • lunadimmi 1 settembre 2015 / 14:28

      Cara Valeria, grazie di aver letto il racconto. Il seguito per ora è solo in cantiere… stiamo a vedere che ne uscirà! Mi ha fatto piacere scoprire il tuo blog tramite il tuo commento! leggerò i tuoi racconti con curiosità

      Mi piace

      • valeriaromeo 1 settembre 2015 / 14:38

        Grazie mille, spero che continuerai a scrivere il racconto.

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