Yuri, il gatto

1875776462_9c06916dc4_z - Version 2Sbadigliò, svitò e riavvitò più volte il tappo della stilografica e si stiracchiò, esaminando con amarezza la pagina bianca, quindi il cielo notturno di marzo. L’inverno, rigido e ostinato, gli offriva, a pochi giorni dall’equinozio, una notte chiara e senza sonno, ma rigida da morire.

Montò a 7 il termostato della stufetta, piazzata sotto la scrivania, ai suoi piedi. Il gatto seguiva ogni suo piccolo movimento, con i suoi grandi occhi svegli e attenti. L’orologio, ossessivamente scrupoloso e pedante, scandiva i secondi con un ticchettio secco e leggero, appena percettibile. Fuori, la luna saliva, strisciando pigra attraverso i vetri, in diagonale e, come una lumaca bianca e fluorescente, s’inerpicava lentamente verso le stelle, lasciando dietro di se una lunga scia di luce sui tetti e i comignoli dei vicini. Presto, sarebbe scomparsa dall’angolo alto della finestra.

Luna piena di marzo e notte fredda, meditò, i ranuncoli soffriranno della gelata! Il sonno provò a pizzicarlo sotto le palpebre. Si alzò facendo cadere la sedia di paglia. Il gatto non si mosse. Continuava a scrutarlo con le pupille sgranate, dall’alto della biblioteca, semi nascosto nel suo angolino preferito, dietro la pila bassa dei polizieschi. Aprì la finestra e il freddo s’introdusse prepotente nella stanza, carezzandogli, pungente, le guance mal rasate e le orecchie scoperte. Calò il berretto di lana per coprirle.

-L’aria fredda ci sveglierà, annunciò al gatto.

Yuri, non batté ciglio. Aumentò solo l’intensità del suo sguardo, stringendo le pupille giallo zafferano, quasi acconsentisse. Fuori, i riverberi dei rari lampioni al neon, fiochi e innaturali, si fondevano nel bianco lunare. Fissò le finestre buie degli altri. Devo riempirla ‘sta maledetta pagina, eh, Yuri?… Te ne freghi tu, eh? Yuri girò la testa verso il tavolo da cucina, adocchiando il Nokia. Erano quasi le tre. Alcuni secondi dopo, il telefonino squillò, scuotendo l’aria immobile e taciturna della notte. Non rispondiamo, eh, Yuri? Non ci siamo per nessuno.Andò al frigo. Prese il vermentino e si versò un gran bicchiere di vino. Chiuse la finestra, si calò nell’unica poltrona e bevve in silenzio, a piccoli sorsi, gli occhi puntati sulla scrivania e quella maledetta pagina bianca.

Passarono alcune ore. Il sonno vinse sia lui che il gatto. L’orologio segnò infine le sei. L’impalpabile velo dell’aurora stava divorando ad una ad una le stelle. Presto il giorno. Yuri aprì gli occhi, per primo. Alzò la testa al di sopra dei gialli, sbirciò di nuovo il telefono. Alcuni secondi e il cicalio dell’apparecchio fece il suo ingresso nella candida serenità del mattino. Non può essere lei, è decisamente troppo presto.

-Allora pà! Ti ha ispirato il micio che ti ho regalato? Hai concluso qualcosa?

-Non proprio Lu’. Ho iniziato una storia con una gatta di nome Timotea, ma l’ho fatta morire subito…Poi te la mando.

-Pà!… Ho avuto un’idea. Crea un blog, mettici le tue storielle svalvolate, e pure i disegni, le foto dei tuoi quadri…

La luce del mattino dette dei riflessi blu al manto grigio ardesia di Yuri, gli occhi ramati sempre più accesi. Balzò giù dalla scrivania, girò intorno alle sue gambe, due fusa e saltò sulla scrivania.

-Hei Lu’! Il certosino ha riconosciuto la tua voce, disse alla figlia.

-Pà, dai fallo, magari ti do’ una mano io…

Un blog, pensò, mai poi ci scrivono tutti, me lo sporcano…

-Pà, ci sei ?

-Si, sono qui! E…come lo chiameresti tu?

-Cosa, il blog? Ma sei tu che devi trovargli un nome…Devo fare tutto io, adesso?

-Dai!… Dimmi Lu’! Dammi tu un’idea,

-Dimmi Luna, Dimmi Luna…Va beh ci penso, poi ti mando una mail.. .Intanto sforza un po’ le meningi. E mi raccomando, fallo mangiare.

-Non ti preoccupare per lui. Mangia poco, ma mangia…Se ne sta sempre in cima alla biblioteca. Non fa altro che osservarmi, non mi perde di vista un attimo. É incredibile, si direbbe che segue le tue istruzioni alla lettera. Non so se si prende cura di me o se mi spia…

Luna aveva già attaccato. Lui posò il Nokia, confabulando a bassa voce col gatto:

­ Dimmi Lu’, dimmi Luna, dimmi Luna… Forse ha ragione lei. Dimmiluna è il nome giusto!

Si sedette di nuovo al posto di combattimento, davanti al foglio bianco. Yuri con un balzo raggiunse la pila di romanzi, sul tetto del mondo.

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One thought on “Yuri, il gatto

  1. giovanni 3 aprile 2015 / 22:54

    Quasi una poesia, ben narrato e dalla facile lettura.
    personalmente ritengo sia un buon inizio e potrebbe essere il primo di una serie dedicato ai più piccoli.

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